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Nel mondo Romano , pedagogicamente parlando il bambino non esisteva e l’infanzia era considerata una tappa senza importanza da attraversare rapidamente.

Anche per i futuri cittadini, cioè per i figli di coloro che già erano cittadini romani, non erano previsti diritti: la patria potestas comprendeva infatti anche lo “ius vitae et necis”, lo “ius vendendi”, lo “ius noxae dandi”, lo “ius esponendi”.

Voce del tutto fuori dal coro, M. Fabio Quintiliano si fa interprete di un’opinione del tutto differente, e sorprendentemente vicina (anche se nel tempo lontana) ai principi del trattamento dell’Analisi Comportamentale.

Innanzitutto la regola aurea:

“ evitare a colui che non sa cosè lo studio di aborrirlo e di conservare per tutta la vita l’amarezza di questa prima esperienza.”

Ci ricorda molto

che il valore dell’apprendimento deve essere alto, e deve essere basso quello della fuga dal compito.

 

 Leggiamo ora  i principi fondamentali così esposti nel suo trattato "Institutionis    oratoriae": 

  1. Mantenere un atteggiamento positivo verso il bambino, nutrendo, fin da principio, per lui le migliori speranza
  2. Osservare ogni bambino cercando di scoprire le sue attitudini ed inclinazioni naturali (assessment delle preferenze)
  3. Educare ed insegnare con affetto (principio del rinforzo)
  4. L’educazione è un processo continuo e permanente, che dura dalla nascita alla morte.I genitori non possono stare con le braccia incrociate in attesa di vedere fiorire le qualità.Aspettare può equivalere a predere un irrecuperabile tempo prezioso

Non e' sorprendente la somiglianza e l’attualità ? 

 

 

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